Minacciati, aggrediti, intimiditi. In Italia, dal 2006 a oggi, sono 3.722 i giornalisti vittime di gravi violazioni della libertà di stampa. Dato ancora più preoccupante se si conta che 3122 sono concentrati solo dal 2011, con un tasso di impunità del 98,3%. A raccontarlo è Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio FNSI e Ordine dei Giornalisti, promotore al Senato del Convegno Giornalisti aggrediti, colpevoli impuniti: l’allarme ONU, patrocinato dall’Unesco in vista della Giornata Mondiale contro l’impunità per i reati contro i giornalisti, indetta dall’Onu il 2 novembre.

Un panorama spesso avvolto da nebbie e omertà, perché “gli stessi governi non forniscono dati – denuncia il presidente di Ossigeno, Alberto Spampinato – I numeri Unesco 2018 rivelano 1010 giornalisti uccisi in tutto il mondo, dei quali il 93% erano cronisti locali e solo il 7% inviati all’estero o corrispondenti di guerra. Solo in un caso su 10 qualcuno paga per la loro morte”. Anche in Italia “l’impunità per i reati contro i giornalisti negli ultimi 12 mesi è rimasta altissima, pari al 90,1% – dice – Ma con una sensibile diminuzione delle minacce: 316 attacchi, dei quali 31 hanno avuto una qualche forma di giustizia”. Anche se i reporter sotto scorta salgono “da 19 a 20″, due episodi sembrano aver fatto da spartiacque nell’intervento della magistratura: l’attacco a Ostia a Daniele Piervincenzi e in Sicilia a Paolo Borrometi. “Speriamo sia un trend”, commenta. Parallelamente, però, c’è un esercito di professionisti “intimiditi” con l’arma della querela per diffamazione. “In tre anni – dice Spampinato – abbiamo avuto condanne a 7 anni in tutto. Dai numeri del ministero della Giustizia emergono 6 mila procedimenti penali, il 90% dei quali finisce nel nulla: il 70% già in istruttoria, il 20% nelle fasi del processo. Ogni anno sono 155 condannati a pene mediamente di un anno di reclusione, quindi 103 anni di carcere ogni 12 mesi, 303 dal 2015. Insistiamo per depenalizzare il reato, che dovrebbe essere un illecito civile, come nelle altre professioni”. Insistendo sulla “responsabilità innanzitutto dell’editore”, la proposta è anche quella di “regolamenti extragiudiziali, come esistono in Inghilterra”. Ma a rendere meno libera la stampa italiana è anche la precarietà diffusa. “Solo un quarto dei giornalisti ha un contratto da dipendente – dice Angelo Cardani, presidente Agcom – Il 40% guadagna meno di 5 mila euro l’anno”. Una prima proposta arriva intanto dal sottosegretario all’editoria Vito Crimi. “Il senatore Primo Di Nicola – dice – ha già depositato un disegno di legge con la possibilità di un risarcimento al contrario nel caso di querela per diffamazione a scopo intimidatorio”. Se la querela si rivela “infondata, si potrà essere condannati a pagare fino a metà di quanto richiesto al giornalista querelato. La stampa – aggiunge – sia sempre libera e indipendente, soprattutto dalla politica”. “Non si può essere liberi senza una vita dignitosa e il nostro reddito di cittadinanza va anche in questo senso”, aggiunge il sottosegretario all’interno Luigi Gaetti, mentre Guy Berger, direttore Divisione Libertà di Stampa Unesco, ricorda che “le più colpite da violenze individuali sono le donne, in una sorta di bullismo sotterraneo. Quando muore un giornalista – aggiunge – muore anche quello che voleva dire. Possiamo fare un minuto di silenzio o molto rumore”. Tra i relatori anche il giornalista minacciato dalla ‘ndrangheta Michele Albanese e il senatore Luigi Grasso.