Il nuovo Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, l’on. Nicola Morra dei 5 Stelle, ha voluto immediatamente lasciare il segno. Un dispaccio ANSA ci dà conto della sua risposta ad una in verità misteriosa domanda, avente ad oggetto il tema del “controllo di moralità” che occorrerebbe effettuare sugli appartenenti agli ordini professionali, tra i quali –naturalmente- gli avvocati.
Dobbiamo arguire che la domanda, in quanto rivolta al Presidente della Commissione Antimafia, intendesse fare riferimento al pericolo di collusioni tra liberi professionisti ed organizzazioni mafiose, ammesso (e non concesso) che l’intervista dovesse avere almeno un’oncia di raziocinio.
Tema ghiotto, inutile dire, per chi –come un leader del movimento 5 Stelle– vive immaginando che la politica sia una incessante lotta ad una criminalità pervasiva, onnivora, incombente in ogni anfratto della vita pubblica e della società più in generale.
Ed infatti l’on. Morra non si fa pregare, a leggere la nota ANSA: <<Un ‘bollino blu’ per gli iscritti agli ordini professionali? Perché no! Penso ad una sorta di controllo di filiera etica che possa rappresentare una sorta di certificazione di moralità. Nei confronti degli ordini professionali noi giustifichiamo certe retribuzioni –prosegue l’onorevole Morra – perché si reputa che per acquisire delle professionalità e certe competenze si debba avere una struttura intellettuale e anche morale di un certo livello. Penso che sia nell’interesse degli stessi ingegneri, degli stessi avvocati, degli architetti segnalare in autotutela comportamenti scorretti degli appartenenti agli stessi ordini>>.
Propongo la convocazione di un qualche convegno straordinario, interdisciplinare, ai più alti livelli scientifici, per comprendere cosa con esattezza abbia inteso dire il neo-Presidente della Commissione Antimafia.
Leggo dal curriculum che si tratta di un laureato in filosofia, dunque tutt’altro che uno sprovveduto. Egli dunque certamente non ignora che tutti gli iscritti agli ordini professionali, e fra questi quello degli avvocati, sono di già vincolati al rispetto di un codice deontologico, la cui violazione dà luogo a giudizi e conseguenti sanzioni disciplinari, che vanno dall’ammonimento alla radiazione a seconda della gravità della condotta illecita. Questa storia del bollino blu, come le famose banane Ciquita, a che cosa intenderebbe dunque alludere? Cosa diavolo sarebbe questa “filiera etica che possa rappresentare una sorta di certificazione di moralità”? e cosa sarebbero queste auspicate “segnalazioni in autotutela di comportamenti scorretti” che andrebbero ad aggiungersi alle normali denunce disciplinari? Segnalazioni a chi?
La verità è che ormai la politica e le istituzioni sono ostaggio di una sorta di sindrome giustizialista che possiamo correttamente definire di matrice paranoico-ossessiva. Esiste una maggioranza politica che si sente investita di una missione purificatrice volta a redimere una società infetta, marcia, popolata di criminali e peccatori incistati in ogni più recondito anfratto della vita istituzionale, economica, politica, professionale.
Questa missione purificatrice si alimenta di iperboli: processi penali esemplari e sempiterni, pene stratosferiche, sanzioni perpetue, daspo, espulsioni, cancellazioni, confische, clangore di porte chiuse per sempre. Mancava il bollino blu per gli iscritti agli ordini professionali. Già degradati ad azzeccagarbugli, nell’immaginario grillino gli avvocati necessitano di dolorosi ma indispensabili riscatti morali, alimentati da whistle blowing “in autotutela” e certificazioni di qualità morale all’esito di un “controllo di filiera etica”. Che ancora non abbiamo capito cosa significhi ma, statene certi, non significa nulla di buono.
Adda passà a’ nuttata.