Dalle mie parti, un vecchio adagio dice, “quando la neve si squaglia, si vedono i buchi”. Quest’immagine ben rappresenta lo scenario economico-politico di questi giorni. Il senso dell’incontro avvenuto tra il Presidente della Commissione Jean Claude Junker ed il Presidente del Consiglio Conte, ben descrive la situazione in cui ci troviamo, per una possibile trattativa per smussare una manovra finanziaria, che per ora è sostanzialmente solo pro-ciclica. Ormai siamo al dunque delle cose, con il Pil in prospettiva stimato dalle agenzie di rating internazionali, tre misure in meno di quelle dichiarate dal Governo, e dalla classificazione dei titoli italiani appena un gradino più in alto di quelli ‘spazzatura’. Ancora non è chiaro che decisioni vorranno prendere i ‘diarchi’, ma non credo che avranno molti spazi di manovra per tenere in vita le loro originarie promesse fatte agli elettori. La situazione è pesante con circa 85 miliardi delle famiglie bruciate (secondo Banca d’Italia), a causa del calo dei titoli di stato nel corso dell’ultimo semestre, che determina anche un aumento del costo dei mutui a tassi variabili a carico di chi ha acquistato ed acquista abitazioni. La situazione paradossale, è rappresentata dalle principali tessere del puzzle: dal reddito di cittadinanza alla revisione della ‘Fornero’; hanno spaventato così tanto i mercati, che il costo complessivo delle eventuali provvidenze promesse, per la sfiducia provocata nei mercati, costerebbero almeno 5 volte in più. Il conto è presto fatto: impegno di spesa delle provvidenze a debito; la perdita di valore dei titoli di Stato per le famiglie; il rialzo a causa del conseguente ricalcolo dei mutui. Per giustificare la propria linea, il Governo ha più volte sottolineato i benefici che deriverebbero per il mercato interno, dalla disponibilità di denaro dei beneficiari del reddito di cittadinanza, e dalle opportunità di nuovi posti di lavoro di risulta per l’accelerazione dei pensionamenti che richiederebbe immediati rimpiazzi nelle aziende. Ma sono pie illusioni: un conto è distribuire redditi provenienti dalla crescita della ricchezza, altra cosa se tutta l’operazione è fatta a totale debito. Quanto alle nuove assunzioni, anch’essa è infondata. Quando le aziende perdono una professionalità affidabile, hanno il bisogno fisiologico di sostituirla nel medio lungo tempo, pena la perdita di capacità di risposta efficiente alle commesse, in quanto non è facile nell’immediato ottenere nuove immediate abilitazioni professionali. Se il Governo volesse davvero rafforzare la domanda interna e avere più occupati, dovrebbe desistere dagli attuali propositi ed invece lanciare la riduzione fiscale per persone fisiche ed imprese. Per stare agli argomenti dei governanti, anche la flat tax è nel ‘contratto di governo’. Anzi, sarebbe l’unica decisione opportuna, che avrebbe forza ‘anticiclica’. Un consiglio spassionato è il caso di dare alle persone più avvedute presenti nel governo; non guardate solo i sondaggi per capire l’umore degli elettori, guardate anche gli indicatori economici. Se dovessero continuare così come stanno andando, saranno proprio i guai economici a farvi regredire rapidamente nel favore popolare, come è accaduto a chi vi ha preceduti.