Dal crescente antisemitismo alle discriminazioni religiose. E ancora, dalla crisi di identità dei giovani figli di immigrati alle responsabilità dei giganti del web per fermare la propaganda all’odio. Sono questi i temi principali affrontati nel corso del convegno internazionale “60 minuti per riflettere – Il nuovo antisemitismo in Europa” nell’ambito del Salone della Giustizia in corso a Roma. L’appuntamento ha confermato la vocazione sempre più internazionale del Salone, ed è stato promosso da Solomon, Osservatorio sulle discriminazioni. A moderare il dibattito è stato Maurizio Molinari, direttore del quotidiano La Stampa. Il primo a prendere la parola è stato Pascal Markowicz, avvocato e rappresentante del Crif (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia). Quella contro discriminazioni e boicottaggi “è una guerra che non si è ancora conclusa”. Giustizia, politica e istruzione sono gli attori che hanno gli strumenti per combatterla: sensibilizzazione verso questi temi e norme che puniscono chi discrimina. Insomma, ha spiegato Markowicz, in Francia “la gran parte della minoranza musulmana vive bene la sua appartenenza alla Repubblica”. Ma al suo interno c’è una “minoranza” che “cerca di trasferire il conflitto israelo-palestinese in Francia”. Ancora più duro è stato Donatien Le Vaillant, magistrato, consigliere per la Giustizia e le relazioni internazionali del Dilcrah (la delegazione interministeriale del governo francese per la lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e l’odio anti-LGBT). “L’antisemitismo – ha attaccato – assume forme diverse come un virus che muta. Infatti, si usa il termine ‘sionista’ per non utilizzare ‘ebreo'”. Insomma, c’è un “crescente antisemitismo, che ha origine in Medio Oriente ma esiste anche in Francia”. Perciò, ha concluso Le Vaillant, “avremmo bisogno di una direttiva o un regolamento europeo per lottare contro la diffusione dell’odio su Internet e per questo dobbiamo responsabilizzare i grandi del web”. Secondo l’imam Hassen Chalghoumi, presidente della Conferenza degli Imam di Francia e Imam della Moschea di Drancy, “c’è differenza fra l’Islam quotidiano che pratichiamo e l’Islam politico, cioè l’islamismo”. Poi si è rivolto “ai giovani di Google”, che soffrono della mancanza di una patria e di relazioni. “Sono nati in Francia – ha sottolineato – ma pensano al paese di origine”. Insomma, “c’è un problema di identità fra giovani francesi e belgi”, che ha portato molti di loro ad andare con l’Isis. “Gli Stati europei – ha concluso Chalghoumi – devono trovare una quadra, una soluzione. La Patria è importante, ma la religione non lo può sostituire”.