Il semestrale Rapporto sulla democrazia lancia un allarme. Ci sono “tendenze inquietanti” di arretramento democratico in sei grandi paesi: Stati Uniti, Brasile, Russia, Turchia, India e Polonia. Se a questi si aggiungono Thailandia, Ucraina e Congo, nazioni in cui diminuiscono già da tempo i livelli democratici, sono ben due miliardi e mezzo i cittadini che negli ultimi mesi hanno visto restringersi i loro diritti.

Il Rapporto nasce da una rete di specialisti dislocati in tutto il mondo che fanno affluire da 201 Stati le loro rilevazioni scientifiche, politiche e sociali all’università di Göteborg dove altri studiosi tengono sotto osservazione con grande competenza il “polso” della democrazia. Le prime dieci nazioni in questa speciale classifica sono, nell’ordine: Norvegia, Svezia, Estonia, Svizzera, Danimarca, Costa Rica, Finlandia, Australia, Nuova Zelanda e Portogallo. Ed è proprio la nazione lusitana a costituire la sorpresa di questo ranking. Basti dire che dieci anni fa occupava la 33ma posizione.

E l’Italia? Tre anni fa eravamo al 21° posto, pari merito con gli Stati Uniti. L’ultimo Rapporto ci ha fatto retrocedere in 23° posizione (gli USA sono al 33° posto). La Corea del Nord mantiene l’ultimo posto in classifica.