disturbi mentali

Sono 56.436 al 30 aprile 2017 le persone detenute nelle carceri italiane, di questi 19.268 non sono nati nel nostro paese. Un detenuto straniero ogni tre italiani e molti di loro non parlano la nostra lingua. Il 95,7% dei detenuti è di sesso maschile.
Questi numeri dimostrano che ogni 100.000 abitanti circa 102 sono ospiti negli istituti di pena.
La salute negli istituti è assicurata dal Sistema Sanitario Nazionale, nelle infermerie dei 190 istituti penitenziari presenti su tutto il territorio nazionale, sono presenti: un medico di guardia H24 in alcuni istituti e H12 in altri, un medico specialista in medicina interna o di base per visite ed eventuali richieste di visite specialistiche e medici specialisti delle varie branche convocati sulla base delle richieste. Un unico specialista è presente tutti i giorni: lo psichiatra.
L’elevata incidenza dei disturbi mentali dietro le sbarre fa sì che la prevalenza di tutti i disturbi psichici è superiore in confronto alla popolazione generale. Inoltre, i detenuti sono a maggior rischio di mortalità per le seguenti cause, i numeri si riferiscono al 2013:
• Suicidio – 42 casi
• Tentato suicidio – 1.067 casi
• Autolesionismo – 6.902 casi
• Violenza
• Vittimizzazione.

Proprio per rispondere a questa emergenza è importante individuare prima possibile i soggetti a rischio.
Le forme di protesta seguono un iter preciso, anche questi numeri si riferiscono al 2013:
• Sciopero della fame, è la protesta più diffusa – 7.851 casi
• Rifiuto del vitto – 1.548 casi
• Danneggiamento degli oggetti – 736 casi

Una ricerca condotta negli Stati Uniti e pubblicata su The Lancet – Psychiatry, ha dimostrato che i detenuti hanno alti tassi di disturbi psichiatrici, addirittura in alcuni paesi si registrano più persone con gravi malattie mentali nelle carceri che nei reparti psichiatrici degli ospedali generali. E’ necessario, proprio per la situazione particolare, che sia gli psichiatri sia gli psicologi siano clinicamente addestrati. Infatti, nonostante l’elevato di bisogno di attenzione, questi disturbi sono spesso sotto diagnosticati e di conseguenza non trattati adeguatamente. La ricerca offre una panoramica dell’epidemiologia dei disturbi psichiatrici in carcere, l’obiettivo è fornire una sintesi delle principali problematiche relative alla salute mentale dei detenuti.
La prevalenza delle diagnosi psichiatriche nei detenuti adulti mostra i seguenti numeri:
• Malattia psicotica 32.6%
• Depressione maggiore 10,2%
• Abuso sostanze tra 18 – 40 %
• Personalità antisociale – Tre criteri sono alla base della diagnosi: trascurare norme e regole, bassa soglia di aggressione o violenza e incapacità di trarre profitto dall’esperienza. Tra il 7 -10%
• ADHD (Deficit dell’ Attenzione e Iperattività) tra il 16 e 26%

Tra tutte le possibili patologie psichiatriche l’alto tasso di abuso di sostanze detiene il primato seguito dalla malattia psicotica e dalla depressione maggiore. E’ stato anche dimostrato un alto tasso di co-morbilità tra la malattia mentale e l’abuso di sostanze.
Una questione chiave è capire se la prevalenza di disturbi psichiatrici è causata dal carcere o se arrivano in carcere soggetti con la malattia già conclamata.
Uno studio nelle carceri inglesi ha rilevato che i sintomi della depressione diminuivano nei mesi successivi all’arrivo in carcere mentre i sintomi psicotici rimanevano stabili. Sebbene lo studio fosse sottodimensionato per diagnosi psichiatriche categoriali, lo studio suggeriva che gli stress secondari alla condanna penale e all’ingresso in carcere non fossero le uniche spiegazioni per i tassi elevati di disturbo mentale. I dati dell’autovalutazione di un sondaggio nazionale sui prigionieri australiani hanno rilevato che circa la metà degli intervistati ha riferito che la loro salute mentale è migliorata durante la detenzione.
Un problema degno di essere attenzionato sono i farmaci psicoattivi, fatto comune in molte prigioni, è la richiesta di aver prescritti farmaci antipsicotici, sembra infatti, che queste sostanze siano in grado di simulare gli effetti di alcune sostanze psicotrope, generando di fatto una sorta di spaccio interno. In Inghilterra e nel Galles, l’ispettorato delle carceri ha confermato che queste sostanze, hanno portato a un sensibile aumento della violenza nelle carceri.