La manovra economica 2019 è legge. Lo scorso 30 dicembre, la Camera dei Deputati, in terza lettura, ha dato il via libera alla Legge di Bilancio con 313 voti a favore, 70 contrari e tante polemiche. Nel testo, approvato in via definitiva a Montecitorio, sono presenti diverse misure a cominciare dal Reddito di Cittadinanza e Quota 100, ma a far discutere sono soprattutto le troppe tasse ed il blocco del turn over fino al 15 novembre 2019 per le assunzioni nella pubblica amministrazione, in particolare presso le amministrazioni statali, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le università.
Una misura che non è piaciuta alle opposizioni ma soprattutto alle migliaia di persone, tra vincitori ed idonei, che hanno superato un concorso e che ora vedono allontanarsi un obiettivo raggiunto con merito e che sembrava a portata di mano.
L’Esecutivo ha presentato la Legge di Bilancio per il 2019 come una manovra di natura espansiva che favorirà la crescita ma, finora, ai più appare come un provvedimento paradossale e ossimorico dove, da una parte, si elargiscono sussidi a chi non lavora mentre, dall’altra, si nega il lavoro a chi ne avrebbe pieno diritto.
Non sono bastate le rassicurazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, che ha tentato di chiarire le motivazioni che hanno spinto il Governo ad inserire il blocco del turn over già nel maxiemendamento presentato al Senato. La polemica continua e, nel frattempo, sono scesi sul piede di guerra i sindacati che annunciano battaglia e manifestazioni di protesta.
Per il 2019, è prevista un’enorme mole di pensionamenti e questo porterà la pubblica amministrazione allo stremo. Ne soffriranno tutti i comparti tra cui quello della giustizia, definito più volte dalla stessa Bongiorno ma anche dal Guardasigilli, un asset determinante per il Paese.
Il sistema giudiziario italiano, da decenni, fa i conti con gravissime carenze di personale che, spesso, sono alla base della lentezza dei processi, molti dei quali a rischio prescrizione.
Il Comitato Idonei Assistenti Giudiziari, dal 21 ottobre 2017, giorno della sua costituzione, a pochi giorni dalla conclusione dal concorso indetto nel novembre 2016, si batte per lo scorrimento integrale della graduatoria composta da 4.915 persone. A cinque mesi dalla sua pubblicazione, avvenuta nel novembre 2017, sono stati assunte circa 2.800 unità mentre altre 200 attendono di essere convocate per la firma del contratto e la contestuale scelta della sede. Restano 1.860 idonei. Un numero considerevole ma esiguo se si considerano i vuoti di organico che riguardano gli uffici giudiziari.
La giustizia non può più permettersi tempi morti ma necessita di un ricambio generazionale, più volte invocato dalla stessa Bongiorno mentre, dal canto suo, il Ministro Bonafede ha parlato più volte di una giustizia più vicina ai cittadini ed alla tutela dei loro diritti. Per questo sono stati stanziati 500 milioni di euro puntando su politiche assunzionali ambiziose. Ottimi propositi ma che ora devono trovare un riscontro sulla carta.
La nuova Legge di Bilancio, all’articolo 1 comma 164, stabilisce che per il triennio 2019/2021 sono programmate 3.000 assunzioni per il personale amministrativo non dirigenziale ed in maniera particolare, 903 di Area II nel 2019, 1000 di Area III per il 2020 e 1000 unità di Area II per il 2021, reclutate mediante lo scorrimento di graduatorie alla data di entrata in vigore della nuova manovra. Ammesso che tali assunzioni siano previste tutte per il profilo di assistente giudiziario, questo significherebbe che i restanti 1.860 idonei dovrebbero attendere il 2021 per entrare in servizio. Ciò, peraltro, si coniuga male con la riforma della prescrizione, voluta dallo stesso Bonafede, che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2020 ed ancorata al suddetto piano di assunzioni. Il blocco del turn over fino al 15 novembre 2019, poi, allungherebbe ulteriormente i tempi.
Riteniamo che la giustizia italiana, una delle più lente e costose in Europa, non possa permettersi di aspettare così a lungo per ripartire. I profili che mancano sono davvero tanti e crediamo sia necessario passare dalle parole ai fatti per evitare che le già pesanti ripercussioni sull’operato di magistrati, avvocati e di tutti gli operatori del diritto continuino a generare ostacoli e lentezze di ogni genere non riuscendo a garantire i livelli essenziali di assistenza.