L’allarme scatta nella notte del 14 novembre scorso. I tecnici del ministero della Giustizia comunicano che sono stati interrotti i servizi informatici per tutti gli uffici giudiziari dei distretti di Corte di appello dell’intero territorio nazionale.
Questo a causa di un attacco informatico alla Telecom che fornisce il servizio di posta certificata al dicastero di via Arenula. Vengono immediatamente bloccate le basi-dati connesse alla PEC fermando di fatto il processo civile ed in parte quello penale non riuscendo a trasmettere gli atti giudiziari in scadenza dei termini. Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio giudica l’episodio preoccupante e l’Unione sindacale di Base esprime il proprio disappunto, in quanto il flusso informatico della giustizia è controllato da personale esterno e i server gestiti dai privati sono in strutture non ministeriali. Nel 2009 in occasione del 1° Salone della Giustizia la divisione informatica del ministero Dgsia presentò il progetto del processo telematico; nel 2011 è stato illustrato dal Governo il piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia da attuare entro 18 mesi. Sono passati 8 anni e purtroppo l’informatizzazione dell’attività giudiziaria ha difficoltà nel presente e incertezze nel futuro.
Il tribunale di Bari che ancora attende una nuova sede dopo l’inagibilità del Palazzo di Giustizia dichiarata a maggio di quest’anno, ha distaccato la sede penale a Modugno, a 20 km dal capoluogo pugliese; da Napoli si certifica il collasso del nuovo tribunale nato solamente 5 anni fa, che aveva incorporato 37 procure e 220 sedi distaccate e che oggi paga un arretrato enorme ed intollerabile con una gravissima carenza di personale e strutture inadeguate. Situazione quest’ultima riscontrata in tutto il resto d’Italia. In questa realtà così difficile e complessa, una speranza giunge dalle parole del Guardasigilli Alfonso Bonafede: “legge delega in tempi record, riforma del processo penale entro il 2019”.