Il dispositivo interforze dell’Agenzia Europea Frontex, della Guardia di Finanza, delle Capitanerie di Porto e della missione EUNAVFORMED, impiegando mezzi aerei, anche sofisticati droni è stato protagonista di una complessa operazione nel settore del contrasto all’immigrazione clandestina.
Un aereo operante nel progetto MAS dell’Agenzia Frontex, attraverso il National Coordination Centre del Ministero dell’Interno, ha documentato, a circa 60 miglia a sud dell’isola di Lampedusa, il trasbordo di un considerevole numero di migranti da un motopeschereccio su di una imbarcazione più piccola, alla quale era affiancato. Dopo il trasbordo, le due imbarcazioni si allontanavano con rotte opposte, dirigendo, la prima verso le coste libiche e la seconda carica di migranti verso le coste italiane.
Trovandosi di fronte ad un evidente caso di favoreggiamento da parte di una “nave madre”, secondo un modus operandi particolarmente insidioso utilizzato dalle organizzazioni criminali che sfruttano l’immigrazione clandestina, il Reparto Operativo Aeronavale di Palermo si incaricava di coordinare le articolate attività finalizzate alla continua osservazione aerea delle due imbarcazioni, alla loro acquisizione con i mezzi navali ed alla costante interlocuzione con la Procura della Repubblica e con gli Enti centrali competenti in materia di immigrazione.
Considerata la necessità di operare ad un’elevata distanza dalla costa, veniva impiegato un pattugliatore della Guardia di Finanza per il monitoraggio del motopeschereccio in allontanamento verso la Libia e una motovedetta veloce con l’incarico di sorvegliare le mosse del natante carico di migranti.
Nella notte, il barchino guadagnava le acque territoriali italiane e per questo, ritenendo conclamato l’episodio migratorio, si concretizzava l’ipotesi del Diritto di Inseguimento previsto dalla Convenzione di Montego Bay sul Diritto del Mare per poter affermare la giurisdizione nazionale in alto mare. Quindi il team d’abbordaggio del Pattugliatore saliva a bordo del motopeschereccio con bandiera libica, riscontrando la presenza di 7 persone di equipaggio, sei di sedicente nazionalità egiziana ed un tunisino, assumendone il controllo e conducendo il motopeschereccio in territorio nazionale per assicurare alla giustizia i membri  dell’equipaggio, responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Contemporaneamente, nelle acque territoriali italiane a 4 miglia dal porto di Lampedusa, le motovedette procedevano al fermo di 81 migranti, di cui 75 uomini, 3 donne e 3 minori, di presunta nazionalità libica, tunisina, algerina, marocchina e bengalese.