La situazione economica italiana e gli effetti del reddito di cittadinanza sono stati al centro del convegno dal titolo “Lavoro, redistribuzione e giustizia sociale” che si è svolto nel pomeriggio al Salone della Giustizia. Il dibattito è stato moderato da Antonio Di Bella, direttore di Rainews24. Sotto i riflettori è finito il reddito di cittadinanza. “Senza reddito e senza lavoro – ha ammonito Barbara Pontecorvo, del Comitato scientifico del Salone – nessuna politica di redistribuzione è sostenibile”. Pontecorvo ha sottolineato che ci sono una serie di sfide da affrontare ricordando, tra l’altro, che “nel 2025 circa il 60% dell’attività legale sarà svolta dall’intelligenza artificiale”. Di opinione parzialmente diversa Brunetto Boco, segretario generale del sindacato UILTuCS. “Non mi sento di criticare il provvedimento, milioni di famiglie vivono con redditi discontinui. Ma il resto è scoperto: i salari non crescono da molti anni”. Quindi diventa “difficile distribuire se non c’è crescita, in un’economia stagnante”. Le crisi, ha spiegato, hanno portato una serie di cambiamenti sociali, con “la classe media assottigliata quasi fino a sparire. Le famiglie hanno perso potere d’acquisto. Come pensare alla ripresa se non c’è il consumo interno? Il lavoro è la risposta. Il resto sono politiche che hanno il compito di aiutare il più debole”. Su questa stessa lunghezza d’onda Marco Bentivogli, segretario generale FIM-CISL: “La risposta alla povertà – ha osservato – si chiama lavoro”. Poi ha evidenziato le contraddizioni di un sistema, quello italiano, che registra, per esempio, un aumento di spese per gli animali. In pratica, ha sintetizzato, “gli italiani si sentono poveri ma non sono poveri”. Secondo Bentivogli, bisogna investire in innovazione tecnologica e formazione, ricreando un clima di fiducia. Invece, l’intervento di Carlo Tamburi, direttore Enel Italia, si è focalizzato sul futuro delle imprese e del mercato dell’energia: “Si va – ha osservato – verso la decarbonizzazione e l’uso di energie rinnovabili”. Il direttore di Enel Italia ha annunciato che la sua società investirà nei prossimi anni circa 28 miliardi di euro di cui oltre sette in Italia “tutti sulla rete di energie rinnovabili” e con uno “sforzo di formazione anche del personale interno. Nelle imprese elettriche – ha concluso – ci sarà un deficit di 15-20 mila addetti nei prossimi anni perché non si fa sufficiente cultura d’impresa”. Quello di Roberto Pessi, prorettore dell’Università Luiss Guido Carli, è stato un intervento più squisitamente giuridico relativo alla Costituzione: “Il punto chiave è rifondare un principio cardine. Io credo sia quello di affidamento, e se inizio la mia vita lavorativa a 20 anni devo sapere che a 60-70 anni ci saranno quelle stesse regole”. Insomma, secondo Pessi, la Costituzione può essere riformata ma “su pochi articoli”. Parola infine a Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, che è partito dai principi enunciati da Adam Smith e applicati al nostro attuale contesto: “L’Italia non cresce – ha specificato – e produce disuguaglianze. Il numero di cittadini italiani che partecipano alla crescita del paese è troppo basso e decrescente”. Insomma, ha concluso, “non ci sono altri agenti di uguaglianza diversi dal lavoro”.