L’Italia ha grandi potenzialità di attrarre capitali per investimenti, anche stranieri, ma sono i suoi limiti strutturali (dalla giustizia lenta a un sistema normativo troppo corposo e farraginoso) a impedirlo. E’ quanto emerso durante il convegno “Il ruolo degli investitori istituzionali per una ipotesi di rilancio del Paese” che si è svolto al Salone della Giustizia. Il dibattito è stato introdotto da Ermanno Sgaravato, del Comitato scientifico del Salone, secondo cui andrebbero creati modelli più attinenti alle caratteristiche del sistema Italia e dei suoi azionisti. A moderare gli interventi è stato il direttore dell’agenzia Ansa, Luigi Contu. “La mancanza di una giustizia certa e veloce – ha esordito Nunzio Luciano, presidente Cassa forense – impedisce gli investimenti per una cifra totale pari all’uno per cento del Pil”. Come cassa previdenziale, ha sottolineato Luciano, “noi investiamo più del 50 per cento in Italia. Il ruolo delle 19 casse di previdenza nel settore degli investimenti è molto sottovalutato. Potremmo giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo di questo paese, ma manca un’interlocuzione politica”. Alla quale, ha spiegato, sarebbero pronti a chiedere una diminuzione della pressione fiscale. Da parte sua, Matteo Melley, presidente di Fondazione Cassa di risparmio della Spezia e consigliere Cassa Depositi e Prestiti, ha osservato che “CDP non deve rischiare il capitale degli italiani. Se si evita di investire in una compagnia di bandiera, è perché le fondazioni (e l’Ue) si sono opposte”. Inoltre, ha ricordato che le fondazioni sono “gelose del legame con il territorio”. La premessa di Claudio Zucchelli, presidente di sezione del Consiglio di Stato, è stata invece semplice: “Il diritto non cambia la realtà, ma interviene a posteriori per cristallizzare l’equilibrio trovato dalla società e garantirlo, affinché non ci siano posizioni dominanti. Lo Stato ha interesse a garantire questo equilibrio”. Infine un monito: “L’eccesso di cautele comporta la paralisi amministrativa, causando più danni della corruzione”. Tornando all’ambito finanziario, Innocenzo Cipolletta, presidente Associazione italiana Private Equity, ha ricordato che “le Pmi italiane si stanno aprendo al mercato internazionale. E’ evidente che bisogna adattare alcuni strumenti. Bisogna favorire anche la nascita di un mercato secondario, che genera maggior liquidità. Il secondario ha tanti vantaggi, e potrebbe interessare anche il pubblico”. Secondo Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare e AD di Morgan Stanley Sgr, bisogna cambiare alcuni parametri, come le destinazioni d’uso (“sono diventate obsolete in questa situazione”). “Il peso fiscale sugli immobili – ha aggiunto – appesantisce l’investimento. Anche l’obsolescenza tecnica ha il suo peso. C’è una competenza dell’industria della costruzione da riattivare. Va rigenerato ciò che già c’è”. Per Davide Cipparrone, partner di MangustaRisk, c’è un problema strutturale: “Gli investitori di lungo termine – ha sottolineato – hanno bisogno di contesto di regole funzionali ed eque e poi le competenze. Ma questa combinazione non c’è e bisogna farla funzionare. L’incentivo fiscale non è discriminante, come lo è invece un quadro normativo chiaro”.