Lo Spread, che oramai per gli italiani è come la Spectre per James Bond, aveva raggiunto quota 290 punti quando le agenzie di stampa alle 22.23 del 31 agosto hanno battuto la notizia. La statunitense Fitch lascia invariato il giudizio sul debito Italia, confermando le tre B; ciò significa che i nostri titoli a un passo da diventare spazzatura per gli investitori hanno ancora una volta retto botta. Ma l’outlook, quindi le prospettive o meglio ancora le previsioni sull’andamento del nostro Paese passano da stabili a negative. Prima la carota poi il bastone.

Ma aldilà della sintesi a pesare non poco ci sono le considerazioni dell’agenzia di rating: “Il debito pubblico dell’Italia rimarrà molto elevato, lasciando il Paese più esposto a potenziali choc, questo per la natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche tra i partner della coalizione e le contraddizioni tra gli elevati costi dell’attuazione degli impegni presi nel contratto e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Non è chiaro come queste tensioni politiche saranno risolte. L’avversione di alcune parti del governo nei confronti della UE e dell’euro rappresentano un ulteriore rischio per l’Italia. Nonostante questo riteniamo bassa la probabilità che l’esecutivo avanzi politiche che minaccino un’uscita dall’Europa o la creazione di una moneta parallela. Non ci aspettiamo che il governo italiano duri l’intero mandato e vediamo un aumento della possibilità di elezioni anticipate dal 2019.”

Tra pochi giorni anche Moody’s esprimerà le sue considerazioni; a questo punto senza alcun dubbio critiche. Una valida e credibile risposta a tanta negatività ci auguriamo sia contenuta nel Documento di programmazione economico-finanziaria che il nostro governo presenterà in parlamento entro il 15 di ottobre.