Non è sufficiente una struttura modello come il nido all’interno dell’istituto penitenziario romano di Rebibbia  a contrastare i sintomi della depressione post-partum.

Purtroppo il disagio psichico del dopo parto esiste e fa parte della modificazione ormonale che si avvia con la fecondazione. Fisiologicamente ed esteriormente il corpo della gestante mostra con la sua rotondità la nuova vita che porta in grembo. Anche le emozioni risentono della rivoluzione ormonale, i loro effetti si evidenziano soprattutto nel dopo parto, quando ogni singola molecola del pool ormonale deve tornare al proprio posto.  Durante la gravidanza si producono grandi quantità di progesterone e di estrogeni in perfetto equilibrio così da rendere possibile la crescita della nuova vita. Con il parto e nei giorni a seguire i livelli di estrogeni e progesterone si riducono bruscamente, così come anche la concentrazione di cortisolo. La prolattina, responsabile della produzione del latte e del maternagè  si mantengo alti per tutto l’allattamento.  Secondo alcune ricerche sembrerebbe esista anche una correlazione tra i livelli di colesterolo nel sangue ed i sintomi depressivi.

La depressione post-partum  è uno status emotivo alterato in senso negativo. Il sentimento che ne consegue può mantenersi inalterato per circa 10 – 12 mesi ed è rappresentato dall’incapacità di assolvere i doveri quotidiani verso il proprio figlio.  Il primo segno a comparire è la facilità al pianto, all’irritabilità, ai disturbi del sonno, alla stanchezza eccessiva, alle psico-somatizzazioni, al sentimento di inadeguatezza, ai pensieri di tipo ossessivo, al senso di colpa, alla perdita del desiderio di accudimento ovvero il maternagè – il comportamento tipico della maternità, quello in cui la mamma è tutta occhi, orecchi e mani per il suo neonato.
Il contesto in cui si è immersi, famiglia, amici e colleghi, deve adoperarsi per aiutare la neo mamma immediatamente nel dopo parto. La madre e il neonato hanno bisogno di cure, attenzioni e soprattutto di protezione. In alcune culture, che ancora oggi amiamo definire  primitive, il rapporto madre-bambino è fortemente privilegiato. Aiutare la mamma a non farsi carico di tutte le responsabilità è il primo passo importante da mettere in atto e questo è l’atteggiamento che tutti dovrebbero mettere in atto, indipendentemente se ad accudire sia la famiglia propria o quella del compagno, oppure dalle compagne di cella o dalle agenti penitenziarie. Già, questo perché anche la neo-mamma che si trova agli arresti, deve essere sostenuta; prima di essere una detenuta è una neo-mamma.

E nel frattempo … la riforma carceraria è stata nuovamente differita. La data non è ancora stabilita, l’unica certezza è che tutto è stato ulteriormente rimandato. La costante incertezza dell’agognata riforma carceraria accentua il malumore tra il popolo degli agenti penitenziari, che lavora al limite della sanità psico-fisica, e il popolo dei detenuti, in perenne sovraffollamento e carenti di reali progetti riabilitativi. Di certo, se la riforma fosse già stata realizzata e se la depressione post-partum della detenuta fosse stata riconosciuta, non avremmo assistito alla straziante notizia della morte di una neonata di pochi mesi e il successivo decesso  del fratellino di due anni che gli angeli del Bambin Gesù hanno tentato inutilmente di salvare. Infatti, la detenuta X , presso l’istituto di Rebibbia, reclusa insieme con i suoi due bambini, in un attimo di estremo dolore misto all’amore per liberarli dal  malessere della vita, li ha lasciati cadere entrambi dal vano scale: “I miei bambini sono finalmente liberi”.