Luigi Di Maio è giornalista pubblicista. È riuscito a farsi iscrivere all’Albo a 21 anni, scrivendo articoli per il puntonline.it
Stando alle regole dell’Ordine dei giornalisti, egli dovrebbe averne scritti almeno 70 nell’arco di due anni ed essere stato regolarmente retribuito.
Mauro Fellico, il direttore del periodico, ha fatto sapere al Corriere che il puntonline.it non ha archivio e quindi degli elaborati firmati Di Maio praticamente non c’è più traccia.

Anche l’Ordine non conserva i fascicoli dei candidati e quindi dobbiamo fare un atto di fede e credere che il ventenne Giggino di Pomigliano esercitò davvero la professione di giornalista.

Per sciogliere ogni dubbio in proposito e sbugiardare gli scettici, per la verità una soluzione esiste: dal momento che gli articoli furono obbligatoriamente firmati e retribuiti; e dal momento che occorre dimostrarlo per diventare giornalista pubblicista, il nostro vice premier potrebbe mettere fine a ogni illazione chiedendo agli uffici tributari di riesumare le sue dichiarazioni dei redditi di quel periodo. Sicuramente è stato pagato e, dovendo dimostrarlo all’Ordine, sicuramente ha accluso alla domanda copia delle ricevute di pagamento. Sì, ma l’Ordine non le conserva…
Giusto. Rimangono le dichiarazioni dei redditi. Signor ministro, ce le fa vedere? Così tappiamo la bocca a quelle puttane dei suoi colleghi…