Gli anniversari di grandi tragedie sono talvolta rituali solo se a quella tragedia ci si è abituati. Ci si può abituare a una operazione militare che lascia sull’asfalto cinque appartenenti alle forze dell’ordine, di cui quattro giovani? Non credo, perché quella potenza di fuoco mise in ginocchio lo Stato e sconvolse l’assetto istituzionale del Paese. Ma dietro tutto questo ci sono le vite delle persone, vite di chi non rivedrà mai più il padre, il fratello, il marito.

Chi ha ucciso deliberatamente, chi ha sparato ha il diritto di non pentirsi, ha il diritto di non raccontare. Ha il diritto di perseverare nelle proprie convinzioni, dopo avere espiato la pena.

Esiste però una cosa che si chiama pietas, che vuol dire compassione e rispetto del dolore altrui e che dovrebbe imporre – se non suggerire – il silenzio. Esiste una cosa che si chiama buon gusto, che dovrebbe indurre gli autori di crimini efferati che hanno scontato la pena di tacere. Perché voler tornare alla ribalta con dichiarazioni fortemente disturbanti ?

La responsabilità del fastidio che proviamo per le dichiarazioni della Balzerani è però dei mass media che trasformano dei criminali, nemmeno tanto intelligenti e formalmente sguaiati, in maître á penser.

Che l’oblio scenda su di loro. E mai sulle vittime innocenti.