Donne che hanno raggiunto un traguardo importante e si sono distinte nel mondo del lavoro, sono state le protagoniste del convegno “E’ solo una donna/Only a woman” che si è svolto questa mattina al Salone della Giustizia in corso a Roma. Ad aprire i lavori della seconda giornata sono stati i messaggi del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e quello del vicepresidente della Camera, Mara Carfagna. “Anche nell’edizione di quest’anno del Salone della Giustizia, ho potuto apprezzare – ha dichiarato Casellati -, con significativa continuità rispetto alle precedenti, la centralità attribuita al rispetto della legalità, quale valore irrinunciabile per la crescita e il progresso della persona e della società. La centralità di questa cultura fa sì che il dibattito sulla legalità riguardi ogni aspetto della vita civile. Solo Istituzioni aperte alla società, in grado di stabilire un dialogo attento e propositivo, appaiono capaci di comprendere e realizzare i bisogni, le attese, le priorità dei cittadini e delle loro formazioni sociali. Da qui la necessità di rinnovarle e rivitalizzarle attraverso la valorizzazione del ruolo delle donne, protagoniste e riferimenti forti, oggi più che mai, in un divenire rapido e fortemente complesso”.
Da parte sua, Carfagna ha voluto sottolineare che “in Italia, ma non solo, la piena realizzazione del dettato costituzionale sull’eguaglianza tra generi è ancora ostacolata da stereotipi e leggi non scritte, oppure scritte ma non presidiate a sufficienza o applicate male. Abbiamo buone leggi di parità e buone leggi per combattere la violenza sulle donne“. Secondo il vicepresidente, queste norme “devono essere accompagnate e sostenute da una cultura adeguata, che consideri ogni forma di discriminazione e violenza ai danni delle donne come una violazione dei diritti umani fondamentali”.
Nell’introdurre il dibattito, il presidente del Comitato internazionale del Salone, Johanna Arbib ha ricordato che bisogna “educare le donne affinché allevino persone migliori”. Il primo intervento è stato quello dell’ambasciatore del Regno Unito in Italia, Jill Morris. La questione della parità di genere, ha ricordato, è “un elemento intrinseco e centrale, che coincide con i nostri valori. Qui in Italia sono la prima donna a ricoprire questo ruolo”. L’ambasciatore britannico ha spiegato che bisogna “sviluppare una rete per approfondire il dialogo fra Gran Bretagna e Italia” su questi temi. Sono già state lanciate, ha aggiunto, “una serie di iniziative intitolate ‘Women in’, che includono dialogo per le best practice e le idee”. E’ poi intervenuta Patrizia Paterlini Bréchot, professore di biologia cellulare e molecolare dell’Università Parigi Descartes: “Penso sia un dovere per ogni donna battersi per la condizione femminile“. E ha evidenziato lo “svantaggio culturale” che parte dall’infanzia e vede che “le donne sono stimolate a proteggere e difendere, mentre i ragazzini a emergere e a fare i boss”. Da parte sua Brooke Goldstein, direttore generale del Lawfare Project (un network di 400 avvocati in 16 diverse giurisdizioni) ha spiegato come nel suo campo, sicurezza e antiterrorismo, sia l’unica donna. Poi ha parlato del ruolo dell’istruzione e dell’educazione come prevenzione alla violenza, al terrorismo e alla discriminazione. Goldstein ha anche organizzato un fondo legale per tutelare la comunità ebraica. Infine, Efrat Duvdevani, direttore generale di Peres Center for Peace and Innovation. “Quando le donne diventano manager – ha sottolineato -, devono aiutare le donne che sono madri e lavoratrici”. Insomma, a suo dire la “diversità e l’inclusività non devono essere viste come mero esercizio retorico”.