Non si entra in classe da 0 a 6 anni senza i documenti della ASL  attestanti l’avvenuta vaccinazione. E’ questa la lapidaria e netta presa di posizione dei presidi  delle scuole materne in merito alle notizie relative all’utilizzo dell’autocertificazione in materia di vaccinazioni. Cosa peraltro non prevista dalla legge in vigore che non contempla la sostituzione di un certificato medico con una semplice autocertificazione.

La presenza di bambini non vaccinati nelle scuole metterebbe a rischio la salute degli altri e di quelli le cui difese immunitarie sono indebolite anche da altri tipi di patologie. L’idea poi di creare classi differenziate formate da soli bambini vaccinati in cui inserire soggetti immunodepressi creerebbe un difficile percorso  organizzativo vanificato totalmente dalla naturale frequentazione di spazi comuni come la palestra, la mensa, i bagni. L’ambiente scolastico è da sempre quello più favorevole alla diffusione dei contagi tra i piccoli.

L’esclusione scolastica è certamente un provvedimento estremo ma obbligato per tutelare la salute dei  bambini. Pensare di scaricare la responsabilità soltanto sulle famiglie indicando la possibilità di attestare una vaccinazione mai verificata o, peggio, mai avvenuta, con il rischio di incorrere nel reato di falso in atto pubblico non aiuta e non risolve un problema di enorme valenza sociale.

Il termine obbligo utilizzato nel linguaggio comune è sinonimo di dovere. Aggiungere l’aggettivo ‘flessibile’ risulta quanto mai improprio. Eppure in tema di salute si è creato questo neologismo che potrebbe aprire la strada ad ulteriori ‘flessibilità’. La politica ha il diritto e la responsabilità di governare un Paese, ma il diritto non può essere ‘a piacere’, né la responsabilità ‘a volte’.